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Calchere

La calchera è una piccola fabbrica in cui era prodotta la calce in limitate quantità. Era costruita, il più delle volte, per soddisfare le esigenze di una sola fabbrica o famiglia o di una contrada. Poche persone producevano calce con questo sistema, che costituiva un’economia di sussistenza. Per le comunità di montagna, che dovevano essere il più possibile autosufficienti, la produzione di beni primari avveniva secondo i principi dell’economia chiusa, una sorta di autarchia. Questa era dettata dalla morfologia del territorio montano che impediva il veloce spostamento di mezzi e persone con il tradizionale carro a trazione animale.

Il trasporto con animali da soma, costoso e lento, era destinato alle materie considerate all’epoca più pregiate: il ferro in uscita dalla Valle di Scalve e sale e grano in entrata. L’edilizia, a cui era destinata anche buona parte del legname, era un settore secondario perché sei secoli scorsi non sono state realizzate grandi opere edili. Le fabbriche più importanti verso cui era indirizzata una parte del quantitativo di calce prodotta erano le chiese, che ricevevano il prodotto come sovvenzione. L’esigenza di produrre calce localmente, implica la necessità di edificare delle fornaci che racchiudono un’architettura che ci consente di individuare forme di cultura locale anche in questo settore, sviluppatesi e mantenute nel tempo.

Le calchere della Valle di Scalve hanno una bocca di caricamento ricavata in un’unica apertura di altezza media di un metro, con architrave a volta. In alcuni casi l’architrave era composto da un’unica lastra di pietra, mentre è documentato solo in un caso l’uso di legni come trave principale, anche se probabilmente era abbastanza diffuso considerata l’abbondanza di boschi in zona.

La scelta del luogo dove costruire la fornace era dettata da vari fattori: uno dei principali era la presenza di materia prima da cuocere, in altre parole le pietre calcaree. Era indispensabile approntare uno spiazzo idoneo a contenere un enorme catasta di legna vicino alla fornace per favorire il lavoro del “calcheròt”, il quale era costretto ad immetere combustibile nel forno senza interruzione. La presenza d’acqua non era un elemento importante, ma poteva diventare utile in alcune situazioni, specialmente nella vita quotidiana degli operai che lavoravano più giorni lontano dalla propria abitazione.

A Colere l’esempio migliore di calchera si trova in Località Pian di Vione, ristrutturata recentemente dal Gruppo Alpini Colere, la calchera è sicura e ben visibile a tutti.